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I Piloti Romani

Tra i piloti romani il capostipite della “scuola romana” è l’Ingegnere Piero Taruffi che dedicò la vita al settore motoristico, come progettista, collaudatore e corridore, nel corso di un lunghissimo arco temporale che abbracciò diverse epoche storiche, dagli inizi degli anni ‘20 alla seconda metà degli anni ’50. Si cimentò ai massimi livelli sia nel motociclismo che nell’automobilismo, con le sport e con la formula 1, conseguendo prestigiosi successi in corsa e record di velocità.

Il ricco palmarès della “volpe argentata”, come era soprannominato dalle folle per il colore bianco dei capelli, è contrassegnato soprattutto dai successi nelle grandi corse stradali dell’epoca: la Targa Florio, la Carrera Panamericana e la Mille Miglia, la vittoria più agognata ottenuta al volante di una Ferrari nel 1957, ultima edizione della mitica corsa italiana e ultima vittoria del nostro campione.

capostipite dei piloti romani
La “volpe argentata”, Piero Taruffi, e il campione inglese Stirling Moss sulla Mercedes-Benz W196

Luigi Musso, esponente della ricca borghesia romana, fu uomo e pilota di gran classe, tra i migliori corridori del mondo nella sua epoca. Aveva cominciato con le sport per poi approdare nel campionato del mondo di Formula 1 nel 1953 con la Maserati e passare nel 1956 alla Ferrari.

Luigi Musso

Il 1958 sembrava l’anno della sua definitiva consacrazione, quello in cui avrebbe potuto conseguire i successi e i riconoscimenti che alterne vicende lo avevano fino allora ostacolato.

Luigi perse però la vita nel GP di Francia di quell’anno, sul circuito di Reims, in un duello col compagno di squadra rivale Mike Hawthorn, col quale erano in gioco la supremazia nella squadra e anche le chances per il titolo di campione del mondo.

Accanto a due figure di spicco come Taruffi e Musso, e al decano Sesto Leonardi pluricampione italiano tra le piccole sport, sono cresciuti tanti altri validi piloti, come Giorgio Scarlatti, Sergio Bettoja, Roberto Lippi e poi ancora, a cavallo degli anni ’60, il golden boy partenopeo-romano Antonio Maglione, e il gentleman driver Gianni Bulgari. Da ricordare Guglielmo Dei, istruttore e talent scout di tanti giovani piloti italiani di talento.

L’asso indiscusso degli anni sessanta è stato Ignazio Giunti. Nato a Roma da nobile famiglia di origine calabrese, si dimostrò il più forte ed eclettico giovane pilota italiano della seconda metà di quel formidabile decennio alla guida delle Alfa Romeo, prima nelle accesissime corse per macchine turismo, poi nel campionato del mondo per vetture sport prototipo.

Ignazio Giunti in azione con l’Alfa GTA

Nel 1970 fu chiamato da Enzo Ferrari, che gli offrì anche l’opportunità di debuttare in formula 1. I risultati raggiunti con la Casa di Maranello lo confermarono come grande speranza del nostro automobilismo, potenziale erede dei maggiori campioni del passato. Ma il destino riservò a lui tutt’altra sorte: Ignazio perse la vita a Buenos Aires il 10 gennaio 1971 mentre conduceva in testa il nuovo prototipo della Ferrari, in un drammatico incidente determinato da gravi responsabilità di altri.

Gian Luigi Picchi, Alfa Romeo GTA Junior, Campione Europeo Turismo 1971

Tanti sono gli altri “ragazzi anni ‘60” di talento, alcuni veri campioni, con vetture sport, turismo e monoposto: come Gian Luigi Picchi, Campione italiano di F3 e trionfatore del Campionato d’Europa Turismo con l’Alfa GTA, poi Franco Bernabei, Giancarlo Naddeo, Claudio Francisci, Carlo Giorgio, Cristiano Del Balzo, Marcello Gallo, Baronio, Luigi Rinaldi, la campionessa del mondo di karting Susy Raganelli e, negli anni successivi, Maurizio Flammini, spettacolare nel fare a spallate con gli avversari nel periodo d’oro della F2, prima di diventare un apprezzato manager e Presidente della Federlazio, Roberto Marazzi, eclettico pilota di F2 e prototipi, poi organizzatore di corse e Direttore Generale dell’Autodromo di Imola.

Roberto Marazzi su Ferrari

Durante gli anni ’70 si realizza un cambiamento radicale grazie al kart che prepara piloti ancora ragazzini alla velocità, alla competizione, alla professionalità. In virtù dell’alto livello raggiunto da queste gare, i migliori “kartisti” passano con successo all’automobilismo (in diversi casi anche grazie alla scuola di pilotaggio di Henry Morrogh a Vallelunga), progredendo rapidamente dai campionati delle monoposto minori fino alla formula 1 e alle grandi gare per vetture sport-prototipo.

È il caso di Elio De Angelis. Elio apparteneva a una famiglia di costruttori e imprenditori romani con una forte vocazione per motori e velocità: il papà era stato campione mondiale di motonautica e i due fratelli gareggiarono anch’essi ai massimi livelli nel karting.

Elio aveva cominciato da ragazzino con i kart agli inizi degli anni ’70, ponendosi subito in luce come uno dei più forti a livello internazionale, in quel periodo di boom di questo sport come fucina di futuri campioni di automobilismo.

Dotato di gran classe ed enorme passione debuttò ad appena 21 anni con la Shadow nel campionato del mondo di formula 1, dove era stato proiettato sull’onda dei brillanti successi ottenuti in formula 3, quasi saltando il passaggio intermedio in formula 2.

Ingaggiato dalla Lotus, si affermò presto anche nella massima categoria come grande promessa italiana, elemento di punta di quel folto gruppo di ottimi piloti nazionali che caratterizzò la formula 1 negli anni ‘80.

Anche il destino di De Angelis, come quello di Giunti, fu drammatico e ingiusto: perse la vita nel mese di maggio del 1986, sul circuito francese del Paul Ricard, a Le Castellet, durante una sessione di prove private del suo nuovo team (Brabham), per un incredibile insieme di responsabilità e sventurate circostanze.

De Angelis al volante della Lotus F1

Un’altra “freccia” romana passato rapidamente dal karting alla formula 1 è Andrea De Cesaris, impegnato anche come giovane talento tutto cuore e aggressività in un progetto importante come il rilancio dell’Alfa Romeo in formula 1.

Andrea De Cesaris su Brabham F1

La voglia di vincere è la spinta che porta in F1 anche Eddie Cheever, l‘“Americano di Roma”, che poi, lasciato con qualche rimpianto il mondo dei Gran Premi, tornerà negli Stati Uniti dove sarà capace di vincere la 500 Miglia di Indianapolis.

Eddie Cheever su Alfa Romeo Benetton

Si arriva quindi a Emanuele Pirro che, dopo aver rapidamente scalato dal karting tutta la gerarchia delle corse fino alla formula 1, ha conseguito prestigiosi successi nelle gare Endurance, vincendo ben cinque volte la 24 Ore di Le Mans, e che ancora oggi riveste ruoli cruciali in organismi dell’automobilismo mondiale.

Emanuele Pirro in una delle sue 5 vittorie a Le Mans su Audi

Infine, Giancarlo Fisichella, che ha avuto una lunga e brillante carriera in Formula 1 nonchè, come pilota della Ferrari, con vetture GT ed Endurance.

Giancarlo Fisichella il pilota romano con più vittorie nella moderna F1
Giancarlo Fisichella il pilota romano con più vittorie nella moderna F1

Luca Cordero di Montezemolo, romano di adozione, è stato un protagonista della storia dell’automobilismo a livello mondiale. Dopo una breve esperienza di pilota di vetture turismo in pista e nei rally, è approdato ancora giovanissimo negli anni ‘70 a Maranello come assistente di Enzo Ferrari; poi a partire dagli anni ‘90 è stato presidente e amministratore delegato del cavallino rampante.

I suoi anni sono stati quelli di maggior successo della Ferrari, che ha ottenuto numerose vittorie del campionato mondiale di Formula 1.

Giancarlo Minardi
Giancarlo Minardi

Legato ai campioni romani è Giancarlo Minardi, costruttore faentino di monoposto, che ha fatto correre diverse frecce della Capitale.

Minardi ha scelto Elio De Angelis per il suo primo programma in F2 con i motori Ferrari. Grazie a lui Maurizio Flammini ha potuto provare una F1 Ferrari.

Con le sue monoposto giallo-blu hanno corso nel mondiale F1 Andrea De Cesaris, Giancarlo Fisichella, Gimmi Bruni, con Enrico Toccacelo come terzo pilota; altri test con le F1 di Minardi sono stati svolti da piloti laziali (Raffaele Giammaria, Fabrizio Dal Monte).

Afferma in proposito il costruttore di Faenza: “La storia ci dice che i piloti romani sono sempre stati protagonisti dell’automobilismo italiano e non solo. Se andiamo indietro, al di là del mio periodo, ne troviamo tanti, autori di grandi cose. Io ho avuto la fortuna di averne alcuni sia in F2 sia F1, e per me è un piacere poter vantare questo record”.

Max Biagi
Max Biaggi il “corsaro”

Anche nel motociclismo il contributo di Roma è stato molto significativo. Anzitutto da ricordare la Scuderia Althea Racing di Genesio Bevilacqua e il mitico Max Biaggi. Poi il Flash Motor Team di Marco Cipriani (ex pilota motomondiale 125) e Walter Grilletto (ex pilota classe 250 e 500), che hanno lanciato piloti come Alessandro Zarcone, vicecampione moto elettrica 2021. Ricordiamo infine Axel Bassani, pilota Ducati, ed Enrico Fugardi, ex pilota Team Italia del Mondiale classe 500.

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